Niscemi (Caltanisetta) – Si contano i metri dall’orlo della frana. Le case entro i primi trenta di certo non saranno più recuperabili, né raggiungibili neppure per quei dieci minuti concessi dai vigili del fuoco per recuperare l’essenziale. L’ha detto chiaramente il capo della protezione civile, Fabio Ciciliano, ieri mattina, nella piazza principale di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove 1500 persone nel giro di poche ore sono rimaste senza le loro abitazioni, minacciate da una frana lunga oltre quattro chilometri. Impossibile al momento fare una reale stima dei danni. «Le case sul ciglio della frana, anche se sembrano integre, non potranno essere più recuperate. La situazione è critica, l’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela», dice Ciciliano. Poco dopo, davanti allo sportello operativo dei vigili del fuoco che hanno raccolto già 200 nomi di persone che chiedono di tornare a casa, esplode la rabbia.

«Vergognatevi, non abbiamo bisogno di passerelle, ma di aiuti concreti», urlava la gente. Le rassicurazioni del governo regionale non bastano. «Tutti avranno di nuovo un’abitazione», ha detto il governatore della Sicilia Renato Schifani. C’è gente, però, che attende ancora il risarcimento per la frana del 1997: «Dove sono finiti i soldi di allora, noi ancora aspettiamo», grida Giuseppa Puzzo che vive in un alloggio popolare. Adesso il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, annuncia un contributo statale fino a 900 euro al mese per chi ha perso la casa. «Stiamo valutando in quale versante della città potrà esserci una delocalizzazione delle abitazioni inaccessibili — dice il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti — Non escludiamo di affittare alloggi e realizzare nuove case».