Trovare nell'amore le risposte alla morte e distruzione seminate dal nazismo in guerra e nei campi di concentramento.
Solo nel cuore umano, infatti, può rinascere la speranza e il perdono.
L'invito a 'dissotterrare l'amore' per esorcizzare il male viene rivolto dallo scrittore Ernst Wiechert, che per le sue posizioni avverse al regime nazista fu rinchiuso alcuni mesi a Buchenwald, in un libro-appello in cui si rivolge al popolo tedesco e in maniera particolare alle giovani generazioni, al termine della guerra: il volume arriva in libreria il 3 febbraio edito da Bompiani con il titolo 'Dissotterrare l'amore. Discorso alla gioventù tedesca 1945'.
"Un tempo avevamo una patria, che si chiamava Germania. Era un paese come tanti. Un paese in cui si lavorava, si rideva, si amava e si soffriva, come in molti altri" è l'incipit del 'Discorso' in cui l'autore non si sottrae a un impietoso esame di coscienza, una sorta di resa dei conti con l'orrore in cui era sprofondato il paese con l'avvento del nazismo.
Nel 1933 Ernst Wiechert lascia il suo lavoro al Provveditorato agli studi di Berlino perché come educatore non vuole essere responsabile della diffusione tra i giovani dei dettami del regime. Sotto l'occhio vigile della Gestapo non può pubblicare altro che testi apolitici; nel 1938 le sue posizioni antinaziste lo rendono un perseguitato fino a che viene internato per alcuni mesi nel campo di concentramento di Buchenwald.












