G ià l’autrice è una garanzia. Helga Schneider, tedesca naturalizzata italiana, scrive di cose che conosce di prima mano e si sente. Il padre era un soldato della Wermacht, ha combattuto nella seconda guerra mondiale. La madre, che è la chiave di volta della sua fortunata parabola di scrittrice, nel ’41 abbandonò lei e il fratello Peter ancora piccoli per arruolarsi come ausiliaria nelle SS. Diventerà una solerte guardiana del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, esperienza di cui non si è mai pentita: resterà nazista fino alla fine dei suoi giorni. Forse il libro che le ha dedicato – Lasciami andare, madre – pubblicato da Adelphi come molte altre sue opere, è il più sentito, ma invero tutti i suoi lavori sono validi e utilissimi, perché squarciano il velo di mistero che aleggia intorno al privato dei gerarchi, e soprattutto di Hitler. Il titolo del suo ultimo libro, Eva. Un divano per l’eternità (3), annuncia che la protagonista è Eva Braun, la compagna del Führer, che lo sposerà quando tutto sarà ormai compiuto, nel bunker di Berlino, in «oscure, drammatiche, inimmaginabili nozze», scrive Helga. Sappiamo come sono andate le cose: i due si suicidano poco dopo; Eva ingerisce cianuro, Adolf usa la pistola e i loro poveri resti sono dati alle fiamme.
Il peccato di Eva: bruciare nel fuoco del Male | Libero Quotidiano.it
G ià l’autrice è una garanzia. Helga Schneider, tedesca naturalizzata italiana, scrive di cose che conosce di prima mano e si sente....






