Nel suo libro più celebre, La ballerina di Auschwitz (Corbaccio) aveva ripercorso la propria adolescenza segnata dalla deportazione e dalla prigionia nel campo di sterminio nazista.

Edith Eva Eger, psicologa, scrittrice e sopravvissuta all'Olocausto, è morta lunedì 27 aprile all'età di 98 anni nella sua abitazione in California, nei pressi di San Diego.

Negli altri libri "La scelta di Edith" e "Il coraggio di rinascere" (entrambi editi da Corbaccio) ha cercato di insegna a superare i traumi attraverso la resilienza. Nata il 29 settembre 1927 a Košice, nell'allora Cecoslovacchia, da una famiglia ebraica ungherese, Edith Eger fu deportata ad Auschwitz nel 1944 insieme ai genitori e alla sorella Magda.

I genitori vennero uccisi nel campo di sterminio, mentre le due sorelle riuscirono a sopravvivere alle marce della morte e alla prigionia in diversi lager nazisti fino alla liberazione nel 1945.

Dopo la guerra, Eger emigrò negli Stati Uniti nel 1949, dove intraprese gli studi in psicologia clinica, conseguendo il dottorato presso l'Università del Texas a El Paso. Successivamente si affermò come terapeuta specializzata nel trattamento del trauma, lavorando anche in California e collaborando con l'Università della California a San Diego.