«La memoria è di una importanza fondamentale. Per non dimenticare mai. Sono ormai quasi sessant’anni che parlo con i ragazzi nelle scuole. È sempre gratificante». A parlare è Edith Bruck, scrittrice che ha fatto della memoria una ragione di vita. Sopravvissuta ai lager nazisti, 94enne, sarà una delle ospiti delle celebrazioni del Giorno della Memoria, oggi al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella. Molte le iniziative in tutto il Paese; a Roma sarà illuminato il Colosseo per commemorare il giorno della liberazione di Auschwitz. Bruck ha appena pubblicato Quanta stella c'è nel cielo, in cui rivede anche la propria esperienza di ragazza, nell’Europa dell’Est del primo dopoguerra.

Qual è stato il momento peggiore?

«Quando mi hanno separato da mia madre ad Auschwitz. Ogni volta che lo racconto ai ragazzi mi viene da piangere».

Lei era appena arrivata nel lager. Cosa accadde?

«Hanno diviso i prigionieri e mi hanno messo a sinistra, con mia madre. Sinistra voleva dire camera a gas, morte immediata. Destra significava: lavori forzati. Un soldato, quello che nei miei libri io chiamo “la prima luce” si chino e mi sussurrò a un orecchio: vai a destra, a destra! Io urlavo, non volevo lasciare mia mamma: “non voglio, non voglio”. Poi l’hanno colpita con un fucile, e lei è caduta a terra. Restai aggrappata a lei, finché quel soldato mi ha trascinato di peso verso destra».