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Ultimo aggiornamento: 10:48
“Sono attonita di fronte al ritorno dell’antisemitismo. Io stessa mi son trovata con impegni presi da mesi che sono stati cancellati”. Sono le parole di Lia Levi, scrittrice, giornalista e superstite dell’Olocausto. A 94 anni non ha smesso di incontrare giovani per raccontare la sua storia, quella di una bambina ebrea che dopo l’8 settembre 1943 riuscì a salvarsi dalle deportazioni nascondendosi per dieci mesi con le sorelle Gabriella e Vera e la madre Leontina nel collegio romano delle Suore di San Giuseppe di Chambéry. Levi in questi anni ha scritto decine di libri per adulti e per ragazzi: l’ultimo Il sentiero di pietre blu (Il Battello a Vapore) con il nipote Simone Calderoni. L’abbiamo intervistata raggiungendola al telefono tra un incontro e l’altro alla vigilia della Giornata della Memoria.
Lia Levi, come vive questo 27 gennaio 2026?
Siamo in un tempo di crescente sovvertimento dei nostri valori. Viviamo male tutti. L’odio e la violenza hanno preso il posto del pensiero. Con questa pesante sensazione che porto sulle spalle mi accingo a incontrare delle scolaresche che mi hanno invitato. Mi consola, mi fa sperare il fatto che siano stati loro a cercarmi. Vorrei sottolineare un aspetto: la mia storia personale di bambina ebrea perseguitata dal fascismo e poi in fuga dai tedeschi è finita in molti libri che con mio grande piacere sono stati letti ma questo non è più il tempo delle emozioni, dobbiamo tornare a parlare della storia con la S maiuscola. E’ un lavoro urgente e necessario.









