L'ultima lettera del papà di Nando Tagliacozzo, in cui l'uomo chiede aiuto prima di essere deportato. La foto di un bambino di 7 anni con i suoi fratelli, che ritrae Emanuele Di Porto, rifugiatosi su un tram nei giorni dopo il rastrellamento del ghetto. Una bimba di due anni sorridente e paffuta, Emma Di Veroli, che pochi mesi dopo lo scatto verrà uccisa a Birkenau. Sono alcuni dei documenti, finora conservati nelle case di privati cittadini e ora messi a disposizione dell'Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah.

Video Foto, lettere, certificati e diari diventano patrimonio collettivo

Una parte fondamentale della Storia è ancora custodita nelle case dei cittadini

Una fotografia in bianco e nero. Un nome scritto a matita sul retro. Un certificato piegato, una lettera mai spedita. Per decenni, una parte fondamentale della storia della Shoah in Italia è rimasta custodita nelle case dei cittadini. Nei cassetti, negli armadi, nelle scatole di latta. Memorie familiari sopravvissute al tempo, ma esposte al rischio dell’oblio.

Da qui nasce ‘Dalle case alla Storia. Ogni documento può restituire una vita’, la campagna di raccolta documenti promossa dall’Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah. L’iniziativa invita le famiglie a condividere fotografie, lettere, diari e documenti legati alla persecuzione antiebraica affinché possano essere tutelati, studiati e restituiti alla collettività.