Il ciclone Harry non è un caso isolato. Il maltempo eccezionale che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria tra il 19 e il 22 gennaio, per il quale il governo ha appena dichiarato lo stato d’emergenza nazionale ed erogato 103 milioni di euro (con il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani che ha stimato i danni in un miliardo e mezzo), è figlio anche del nuovo clima.
Schifani: “Danni per 1,5 miliardi”. Dal governo arrivano solo 33 milioni. Domani Schlein in Sicilia
di Gioacchino Amato
“Quando si pianificano opere pubbliche che hanno un respiro di un centinaio di anni come autostrade, ferrovie o il Ponte sullo Stretto, bisogna tenere conto dei cambiamenti che abbiamo sotto agli occhi” fa notare Davide Faranda, climatologo siciliano che lavora al Cnrs francese (il Centre National de la Recherche Scientifique) come direttore di ricerca.
Faranda è anche fra gli autori del capitolo sugli eventi estremi che uscirà con il prossimo rapporto dell’Ipcc (International Panel on Climate Change), l’ente delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico. Con un gruppo internazionale di climatologi (inclusi i colleghi di enti di ricerca italiani come Cnr, Ingv, Ogs e Ictp) ha pubblicato una ricerca su ClimaMeter per definire il ruolo del cambiamento climatico nella formazione di Harry: “Un ciclone come non ne avevo mai visti prima”.












