BELLUNO/PORDENONE - Il grande giorno è arrivato. Il più denso, il più simbolico. Da Ponte nelle Alpi al Vajont, la fiaccola olimpica è arrivata dalla Regina delle Dolomiti, Cortina d'Ampezzo.
Prima tappa, il Vajont. Un ricordo, iniziato alle 9.20 di oggi, 26 gennaio, a Ponte nelle Alpi. Qui il primo dei tedofori ha dato il via alla propria marcia da Nuova Erto, dal paese che accolse la gente che a Erto aveva perso casa e futuro. Lo start è stato dato dal piazzale “22’39”: un nome che intende ricordare l’ora esatta del disastro di cui quest’anno si ricorderà il sessantatreesimo anniversario. Poi il convoglio ha proseguito verso il Vajont e Longarone. L’ultimo tedoforo, quello cui è toccato l’onore di accendere il braciere a Longarone collocato davanti al municipio, è stato Renato Sacchet, 86enne di Castellavazzo. Settant’anni fa, cioè al tempo dei primi Giochi ampezzani, egli aveva 16 anni e fu tra i fondatori dello Sci Club di Podenzoi-Codissago. È proprio per questo ruolo che ieri ha avuto l’onore di accendere il braciere. Terminata la cerimonia, la fiaccola è stata raccolta dal campione di Lillehammer Maurilio De Zolt.
E finalmente, Cortina. La fiaccola ha fatto il suo passaggio attraverso i luoghi simbolo e le venue di gara: lo storico trampolino olimpico di Zuel, il Tofane Alpine Skiing Centre a Rumerlo, il Cortina Sliding Centre e lo stadio del Ghiaccio Cortina Curling Olympic Stadium. La «City celebration» si è quindi conclusa in largo delle Poste con l'inno della fiamma olimpica, il saluto del sindaco Gianluca Lorenzi, insieme ad Andrea Varnier, amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina 2026, i presidenti della Regione Veneto Alberto Stefani e del Consiglio regionale Luca Zaia. Ad accendere il braciere gli ultimi tedofori: Carlo Calzà, pattinatore su ghiaccio a Cortina 1956, Bruno Alberti, portabandiera a Squaw Valley 1960, Manuela Angeli, pattinatrice su ghiaccio a Cortina 1956.











