ERTO E CASSO (PORDENONE) - Ieri anche la fiaccola olimpica e i Giochi hanno reso omaggio al Vajont, alle sue vittime, ai paesi e alle comunità sfregiate nella notte del 9 ottobre 1963. Un omaggio andato in scena nel giorno dell'anniversario dell'inaugurazione dei Giochi di Cortina del 1956. Un triplice ricordo, iniziato alle 9.20 a Ponte nelle Alpi. Qui il primo dei tedofori, Daniele Molmenti, ha dato il via alla propria marcia da Nuova Erto, dal paese che accolse la gente che ad Erto aveva perso casa e futuro.

Lo start è stato dato dal piazzale "22'39": un nome che intende ricordare l'ora esatta del disastro di cui quest'anno si ricorderà il sessantatreesimo anniversario. A seguire lo spider convoy, cioè un convoglio un po' ridotto nelle dimensioni e nell'apparato al seguito, è salito sino alla chiesetta della diga accolto dal primo cittadino, dagli amministratori e dai piccoli delle scuole arrivati sul luogo in pullmino.

Da qui i quindici tedofori scelti per l'occasione hanno iniziato il loro percorso lungo la strada che dal territorio comunale di Erto e Casso scende sino a Codissago e quindi a Longarone. Con la diga davanti agli occhi, il sindaco di Erto e Casso Antonio Carrara ha detto: «Ringraziamo l'organizzazione che ha accolto la proposta di far arrivare sin qui la fiaccola. Una scelta che si ripropone, fra l'altro, dopo che lo stesso era stato fatto in occasione delle Olimpiadi del 2006: segno evidente che questo luogo e quanto accaduto qui è ritenuto degno di essere ricordato, cioè di memoria».