Statene sicuri, questa volta nessuno parlerà di genocidio. Così come nessuno organizzerà una brancaleonica spedizione tipo Flottilla. Né vedremo università occupate. Al massimo leggeremo qualche titolo in una pagina interna dei giornali, qualche sparuta parola di finto sdegno che coprirà la sostanziale indifferenza del popolo della sinistra. In pochi giorni, l’attenzione ritornerà sui temi più gettonati del momento, quelli che, come suol dirsi, fanno notizia. È tutta in questa prevedibile sequenza la cosiddetta “crisi dell’Occidente”, di una parte delle sue classi dirigenti e del mondo progressista, nonché dei media che continuano a far loro da cassa di risonanza.
Nessuno scenderà in piazza questa volta. Nessuno si straccerà le vesti ed esprimerà solidarietà vera, sentita, per gli iraniani e le iraniane che in piazza hanno avuto invece il coraggio di scendere, sfidando le milizie del regime, e pagando la loro temerarietà con la vita. Due giorni di protesta ad inizio mese, trentamila morti: questa la drammatica stima che Time, l’autorevole rivista americana, ha reso nota ieri e che ben altre reazioni e azioni avrebbe dovuto generare in questa parte di mondo che seguitiamo a definire libero. D’altronde, cosa chiedevano quei manifestanti se non pane e libertà? Sì, proprio quella libertà che noi usiamo per autodenigrarci e non perdere occasione per solidarizzare di fatto con tiranni e regimi che la calpestano senza pudore. Ma che però, ai nostri occhi, hanno proprio il merito di essere nemici giurati dell’Occidente, di Israele, dell’America, di Trump. Di quest’ultimo soprattutto che ha di fatto indebolito, con le sue azioni di polizia e diplomatiche, il regime iraniano, distruggendo in pratica la rete di alleanze che aveva costruito negli ultimi anni in Medio Oriente. Se in tanti fra gli iraniani vessati si son fatti coraggio è forse anche perché hanno ritenuto che fosse giunto il momento. Se non ora, quando? E in molti hanno anche ritenuto che una mano da noi sarebbe arrivata, se non militare almeno di forte pressione morale ed economica. Ai giovani iraniani in cerca di libertà i giovani incoscienti e indottrinati dell’Occidente “libero” non hanno però risposto.










