Ventimila morti e non sentirli. È curioso come tanti canali che per anni hanno intasato i social di contenuti pro-Palestina si siano improvvisamente convertiti alla questione iraniana. Convertiti, purtroppo, non per sostenere la causa della rivolta anti-regime, ma quella degli ayatollah e di chi in piazza mostra di avere il grilletto incredibilmente facile. I video delle contro-manifestazioni a sostegno del governo di Teheran – che secondo questa narrazione le televisioni occidentali non vorrebbero mostrare – hanno preso il posto di quelli degli israeliani. È la maschera di un movimento che cade, un fronte che occhieggia ad Hamas e agli Hezbollah e al quale la questione dei diritti civili interessa solo come clava contro l’Occidente. Parliamo di quegli estremisti per cui anche i morti della Striscia erano numeri, buoni da usare nella campagna mediatica contro il sionismo, a costo di piazzare le batterie di missili nei giardini degli asili.
Da Hannoun all’imam di Torino, il fronte pro-Pal è riuscito a incantare una parte della sinistra, che ora si divide tra chi si stupisce perché in piazza per l’Iran non va nessuno e chi invece nega l’esistenza del problema. Tace sugli scontri Greta Thunberg la quale, nonostante sia stata incalzata sui social, continua a ignorare la questione e a postare bandierine palestinesi a denunciare il presunto stupro delle ragazze della Flotilla. Non si esprime sulla faccenda neanche Francesca Albanese, che però si è almeno presa il disturbo di provare a giustificare la cosa. Come?















