«Dodicimila morti, quanti altri devono morire per la libertà prima che il mondo libero si muova?». La scritta campeggia sui volantini e sugli striscioni esposti ieri pomeriggio in piazza Castello, tra le bandiere dell’Iran, degli Stati Uniti e di Israele. È il messaggio che ha fatto da filo conduttore alla manifestazione a sostegno del popolo iraniano e contro la repressione del regime teocratico guidato da Ali Khamenei. Da oltre due settimane, in diverse città iraniane, le mobilitazioni proseguono nonostante il blackout di internet e delle comunicazioni e l’uso massiccio della forza da parte delle forze di sicurezza. Per supportare idealmente amici e parenti in Iran, i manifestanti hanno alzato al cielo i telefoni con la luce accesa.
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La paura per i familiari
Molti hanno scelto di coprirsi il volto con mascherine e bandane. Il timore, spiegano, è quello di ritorsioni sui familiari rimasti in Iran. In piazza, lo slogan «Questo è l’anno del sangue» ha sintetizzato il clima della protesta, insieme alla richiesta di un intervento deciso della comunità internazionale.
Con il popolo iraniano sotto assedio













