"Né mullah, né lo scià". Si è aperto con questo coro oggi a Torino un presidio a sostegno delle proteste in corso in Iran che ha raccolto, a dispetto della pioggia battente, quasi duecento persone. All'iniziativa hanno aderito il Consiglio regionale del Piemonte, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, l'Anpi, varie associazioni, esponenti radicali e partiti politici di diversa collocazione: Fdi, Fi, Lega, Azione, Pd, M5S, Democrazia Cristiana, Psi ("tutti meno Avs", ha voluto precisare uno speaker).

In piazza Carignano erano presenti numerosi iraniani abitanti in Italia, dissidenti ed esuli, comprese le tre persone che nelle scorse settimane hanno denunciato alla Digos di avere ricevuto dal ministero dell'Istruzione di Teheran messaggi dal contenuto inequivocabilmente minatorio. "C'erano dettagli - è stato spiegato - sulle loro abitudini di vita, sui loro spostamenti, sui componenti del nucleo familiare".

"Il ritorno alla monarchia - ha detto un dimostrante di 65 anni - non ci interessa. L'abbiamo già sperimentata. Lo scià al potere ha significato polizia militare, torture, eliminazione sistematica dei nuovi intellettuali. Io stesso, quando studiavo alle scuole superiori, feci un anno di carcere.La storia non può e non deve tornare indietro".