Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

26 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:14

Mentre a Palermo si è insediata lunedì mattina la cabina di regia operativa della presidenza della Regione per affrontare i danni provocati dal ciclone Harry e per gestire l’emergenza a Niscemi, dove si allarga il fronte della frana e sono oltre mille i cittadini sfollati, esplode la polemica politica. A poche ore dal Consiglio dei ministri, che a quasi una settimana dai danni provocati dal ciclone dichiarerà lo stato di emergenza nei territori del Sud Italia colpiti, prevedendo dei primi stanziamenti per gestire le immediate necessità, opposizioni e associazioni ambientaliste puntano il dito contro il governo di Giorgia Meloni.

“Di fronte a territori che franano e a città lasciate senza protezione, la destra al governo sceglie di non investire in prevenzione, ma di buttare 14 miliardi di euro nel progetto propagandistico del Ponte sullo Stretto di Messina. È una scelta politica chiara: sacrificare la sicurezza delle persone sull’altare di un’opera inutile”, attacca deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli. La frana a Niscemi per il co-portavoce di Europa Verde è “il simbolo del fallimento totale di questo governo, che mentre il Paese viene colpito da eventi meteo estremi sempre più violenti continua a negare la crisi climatica e a bloccare le politiche di prevenzione e messa in sicurezza del territorio”. “Sicilia e Calabria – Prosegue Bonelli – sono oggi tra le aree più esposte al rischio idrogeologico, aggravato dalla tropicalizzazione del clima. In tre anni gli eventi meteo estremi hanno causato circa 30 miliardi di euro di danni; con l’ultimo ciclone che ha colpito il Sud si è già arrivati a un miliardo. Numeri enormi che raccontano l’irresponsabilità di chi governa”, conclude ribadendo che “questa destra negazionista e climafreghista combatte il Green Deal e le politiche ambientali, salvo poi presentarsi sulle macerie a parlare di prevenzione”.