«Lo sci su pista e lo sci delle competizioni ormai sono dipendenti dalla neve artificiale. Gli ultimi vent’anni di Olimpiadi sono stati segnati dai problemi con il caldo, vedi Sochi o Vancouver. A Bormio non c’è neve, stanno sparando e dovranno sparare. Ma non bisogna scandalizzarsi adesso, bisognava farlo già parecchio tempo fa».
Federico Ravassard è un fotografo professionista, innamorato delle montagne e appassionato sci alpinista, oltre che amico di vecchia data. Gli ho telefonato qualche giorno fa, volevo sapere cosa pensasse del debutto olimpionico dello sci alpinismo.
«Sarà molto diverso dalle gare in ambiente d’alta quota come il Mezzalama e la Pierra Menta, dove hai una finestra di qualche giorno in caso di rischio valanghe o maltempo. Qui le date sono state fissate da mesi, non si possono posticipare e si terranno su pista. Il percorso della salita viene creato artificialmente, inserendo anche dei punti più difficoltosi dove ad esempio devi togliere gli sci e metterli sullo zaino proseguendo a piedi. L’attrezzatura per questo tipo di gare non puoi usarla in alta montagna, è troppo leggera. Bisogna considerarlo quasi una disciplina diversa, come l’arrampicata su plastica e quella su roccia. È un altro modo di praticare uno sport di montagna, spingendone il fattore atletico».









