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26 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:00

In Italia ad ogni inverno sempre più studenti sono costretti a fare i conti con riscaldamenti in panne, cattivo isolamento degli edifici, spifferi, infiltrazioni d’acqua, ma la politica non ne parla. Il tema “freddo” in aula non è nelle agende di chi sta al governo, in Parlamento o nei consigli regionali. Semmai resta un problema dei sindaci che insieme alle province sono i proprietari degli edifici: i primi delle strutture dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado; gli altri delle superiori. Sugli impianti termici, i vertici del ministero a ilfattoquotidiano.it rilasciano il laconico commento: “È un tema che dipende dagli enti locali”, non da viale Trastevere.

Le dichiarazioni pubbliche sull’argomento che abbiamo registrato sulla questione sono ben poche: nel gennaio 2017 era stata la ministra del Pd Valeria Fedeli (deceduta in questi giorni) a definire “inaccettabile che alcuni studenti dovessero stare in aula al freddo a causa degli impianti di riscaldamento non funzionanti”, al punto da chiedere verifiche sugli impianti. Anche Marco Bussetti (Lega), arrivato a viale Trastevere, aveva affrontato il tema della responsabilità degli enti locali nel garantire il riscaldamento adeguato negli edifici scolastici. Due anni fa, invece, era stata la senatrice Concetta Damante (5Stelle) a presentare un’interrogazione parlamentare riguardo del freddo in aula. Tra i sindaci spunta una dichiarazione dell’ex primo cittadino di Firenze Dario Nardella, che aveva criticato il “servizio di riscaldamento inefficiente consegnato da appaltatori, promettendo penali e interventi dopo le proteste di studenti e genitori”. Tra le Regioni, pare che gli unici a parlare della questione siano stati i membri del Consiglio regionale della Sicilia con l’interrogazione 148 nella XVIII legislatura.