Egregio direttore, il recente caso di Federica Torzullo uccisa dal marito, mi invita ancora una volta fare delle considerazioni: è proprio necessario descrivere attraverso i mass media tutti i dettagli di questo efferatissimo delitto? E chissà per quanto ancora. Già la notizia è di per sé allucinante, ma penso al figlio di 10 anni che prima o poi leggerà i dettagli di come ha perso la mamma. Le particolarità rimangano agli inquirenti per le indagini in corso. Questo vale anche per i troppi delitti di cui ogni giorno veniamo a conoscenza.
Altra considerazione: ansia e depressione sono in aumento tra i giovani d'oggi, ma tutte queste notizie negative non portano certo allegria e voglia di vivere anzi, forse rischio di emulazione. Diverso tempo fa avevo proposto di creare sui quotidiani una pagina dedicata alle "buone notizie" che pure ci sono, ma "non fanno notizia", mi aveva risposto un giornalista. Io comunque ancora ci credo e ci spero.
Annamaria De Grandis
Castelminio (TV)
Cara lettrice, è una vecchia storia: tutti diciamo di volere le buone notizie, poi però leggiamo soprattutto le cattive. Resto convinto che le notizie sono notizie e meritano di essere pubblicate se coinvolgono i lettori, se suscitano la loro attenzione e curiosità. Insomma se si fanno leggere. Possono avere una valenza positiva o negativa, ma il criterio che ci guida nella scelta di mettere sul giornale o dare maggior o minore importanza a un fatto è l'interesse che riteniamo possa riscuotere in chi ci legge. Perché mai non dovremmo pubblicare una buona notizia se questa facesse vendere più copie del giornale o facesse crescere i contatti sul nostro sito? Ma al di là di questo: è proprio così vero che i giornali sono sempre pieni e grondanti solo di cattive notizie? O non siamo piuttosto noi che veniamo colpiti e coinvolti soprattutto da questo tipo di notizie e mettiamo in secondo piano le altre?












