C’è un momento, dopo ogni tragedia, in cui il silenzio dovrebbe proteggere la memoria. Nel caso del femminicidio di Federica Torzullo, quel confine è stato rapidamente oltrepassato. Mentre Anguillara viveva giorni di attesa, paura e lutto per la donna uccisa dal marito Claudio Carlomagno, sui social si è aperto un altro fronte, più ambiguo e disturbante: la trasformazione del dolore in contenuto.

Nel vuoto lasciato dall’assenza di risposte e dalla ricerca del corpo, alcune pagine Facebook hanno iniziato a diffondere immagini generate con l’intelligenza artificiale, spacciate come omaggi o ricordi di Federica. Foto che non sono mai esistite, costruite digitalmente, ma condivise come se fossero frammenti autentici della sua vita. Un meccanismo che ha prodotto migliaia di interazioni e una visibilità enorme, spesso senza alcuna consapevolezza da parte di chi rilanciava quei contenuti.

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Tra le pagine più attive c’è Resilienza, che ha utilizzato ripetutamente il volto della donna in composizioni artificiali dal forte impatto emotivo. In una delle immagini più diffuse, Federica appare con ali d’angelo mentre abbraccia il figlio in una stanza infantile. In un’altra, è ritratta da sola, lo sguardo rivolto verso il basso, una candela tra le mani, le ali ancora sullo sfondo. A corredare l’immagine, frasi ad effetto come: “Esistono storie che non chiedono attenzione, la impongono”.