Nella mente di Donald Trump le guerre in Afghanistan e in Iraq sono un “buco nero”, nei suoi interventi sono i fallimenti dei presidenti che lo hanno preceduto, da George W. Bush a Barack Obama e Joe Biden. Trump ne ha rimosso le ragioni storiche e strategiche, ha davanti l’incubo dell’enorme dispendio di vite di soldati americani morti (oltre 7mila, secondo i dati della Brown University), i feriti (oltre 53 mila) e i suicidi (più di 30 mila), con un costo stimato delle guerre dopo l’11 settembre 2001 di circa 8 mila miliardi di dollari. Fu Trump nel suo primo mandato a chiudere l’accordo con i Talebani per il ritiro dall’Afghanistan, fu Biden a realizzarlo nell’agosto del 2021 nel peggiore dei modi («La debacle di Biden», titolo dell’Economist).

Trump non ricorda il grande sacrificio degli alleati, in particolare dimentica la lealtà dell’Italia verso gli Stati Uniti e i nostri morti (53 in Afghanistan e 19 vittime nella sola strage di Nassiriya in Iraq). Roma non è mai stata ambigua con Washington, non è la Francia di Jacques Chirac ieri e Emmanuel Macron oggi, non siamo quelli delle fughe in avanti e dei passi indietro, quando siamo chiamati, facciamo bene il nostro lavoro per la causa della libertà. Siamo stati sempre leali con l’America, pur nelle differenze, che nella storia non mancano, come quando Berlusconi manifestò scetticismo sulla campagna in Libia nel 2011 per rovesciare Gheddafi (e aveva ragione).