Aiuto c'è un topo in cucina! No, è nel piatto. Cucinato a dovere e (per alcuni) a piacere. La proposta di rosolarlo, grigliarlo o farlo in brodo arriva da un consigliere regionale del Veneto, Stefano Valdegamberi. E diventa un caso. Che fa esplodere le polemiche: chi lo mangerebbe in Italia, patria della cucina patrimonio Unesco? Quello che il leghista veronese esalta non è proprio il topone da fogna che ci immaginiamo e neanche il topolino di Cenerentola, ma la nutria che è sempre un roditore parente stretto e che per esempio a Roma è ospite fisso del Tevere che proprio una sorgente cristallina non è, e a nessuno verrebbe in mente di rosolarlo con le patate nel pranzo della domenica condito con leptospirosi. Per Valdegamberi è una leccornia da mettere al più presto nei menu dei ristoranti stellati e non. Così lo ha descritto: "È come un grosso coniglio Non è carne bianca. Ma non va neanche frollata. Va preparata proprio come si fa col coniglio. Quindi è buona in umido, al forno e, come fanno in America, alla griglia". E in un lungo post di qualche giorno fa ha indicato una proposta "per rendere commerciabile questo roditore" ("porterebbe ad aumentare la rimozione e a ridurre la spesa per farlo... In Francia c'è un mercato di questa carne").
“Mangiamo la nutria”: un consigliere veneto chiede il via libera al consumo della carne
Fa discutere la proposta del politico veronese. “Si può preparare come fosse un coniglio”. Ma dalla Patagonia alla Francia il roditore è già un ingrediente







