Via libera Ue dopo il pressing di Fermerci. La palla passa alle Autorità di sistema. Il presidente nazionale Petri: "Sostegno per tutto il comparto"
Un locomotore per le manovre ferroviarie
Trenta milioni di euro in cinque anni, sei all’anno con un tetto di 500mila euro per ogni sistema portuale, per coprire fino al 30 per cento della tariffa esposta: sono i paletti fissati dalla Commissione europea per dare l’ok agli aiuti di Stato italiani alle manovre ferroviarie nei porti. L’operatore di manovra inoltre dovrà ribaltare almeno il 50 per cento all’impresa ferroviaria. Ora ogni porto farà i propri conti, perché saranno le Autorità di sistema a decidere se utilizzare lo strumento per il bene dei traffici e eventualmente sborsare, con fondi provenienti dallo Stato e messi a bilancio a questo punto senza il timore di intervento dei revisori. Intanto si è infranto un tabù.
«È la prima volta- afferma Giuseppe Rizzi, direttore generale della associazione di categoria Fermerci – che l’Europa dà la possibilità di contribuire alle manovre nei porti, non ci sono precedenti». Un risultato ottenuto dopo un anno di lavoro che il ministero delle Infrastrutture e Trasporti e Fermerci hanno svolto nei gruppi di lavoro dell’Unione europea. Ed è anche «la prima volta che vengono concessi cinque anni al primo colpo. Col Ferrobonus le prime autorizzazioni erano per due o tre anni». Un dettaglio significativo perché «con cinque anni si può dire che la misura è strutturale».







