Ancora non è chiaro se il compito del «Board of Peace» sia risolvere il conflitto in una striscia di terra sul Mediterraneo o sostituire l’Onu. Ma ora conosciamo le modalità di adesione. È come al golf club di Mar-a-Lago: bisogna pagare un miliardo di dollari per tre anni d’iscrizione, in contanti entro il primo anno.
Il resto resta un’incompiuta: per Gaza come per l’Ucraina, il Venezuela e la Groenlandia, il cambio di regime in Iran e i dazi a Cina e resto del mondo. Il «Board of Peace» è in un certo senso l’epitome della diplomazia del presidente americano: arroganza e brutalità, esagerazioni e semplificazioni, il nemico di un conflitto può essere alleato in un altro, contemporaneamente. Quella che qualche tempo fa il New York Times aveva chiamato «diplomazia del cowboy» può anche avvicinarsi a risultati inaspettati: diversamente da quella tradizionale, va dritto al punto
Potrebbe accadere in Ucraina, per esempio. Dopo gli incontri di ieri, una soluzione pare più vicina. Ma Volodymyr Zelensky non sembra tanto condividere ciò che il piano Trump vuole imporgli, quanto rassegnarsi alla retorica presidenziale a causa della debolezza dell’Europa, disunita e incapace di determinazione. Dando in questo modo ragione al disprezzo dell’amministrazione americana per il Vecchio Continente e alle accuse storicamente false.













