Nel pieno del World Economic Forum, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato una delle iniziative più controverse del suo secondo mandato: il Board of Peace, un nuovo organismo internazionale che nelle intenzioni della Casa Bianca dovrebbe occuparsi della gestione e della risoluzione dei conflitti globali. Un progetto che divide profondamente la comunità internazionale e solleva interrogativi sulla tenuta dell’architettura multilaterale costruita nel secondo dopoguerra.

Dalla ricostruzione di Gaza a un mandato globale

Il Board of Peace nasce formalmente come estensione del piano statunitense per il cessate il fuoco a Gaza, con l’obiettivo iniziale di supervisionarne la demilitarizzazione e la ricostruzione. Ma la bozza dello statuto, circolata tra i Paesi invitati, racconta una storia diversa: nessun riferimento esplicito a Gaza e un mandato molto più ampio, definito come promozione di “stabilità, pace e governance” nelle aree colpite o minacciate da conflitti. Si tratta quindi di un’evoluzione che ha alimentato i timori di molti alleati occidentali, soprattutto dopo le dichiarazioni di Trump secondo cui il Board “potrebbe” arrivare a sostituire le Nazioni Unite. A Davos, quella frase è risuonata come una sfida diretta al multilateralismo tradizionale.