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23 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:01

L’edizione 2026 del meeting annuale del World Economic Forum di Davos passerà probabilmente alla storia soprattutto per la firma dell’atto costitutivo del Board of Peace su Gaza. Un club “esclusivo” suo malgrado, considerando che il presidente statunitense Donald Trump, promotore dell’iniziativa, aveva invitato letteralmente mezzo mondo a prendervi parte ottenendo però al momento un ristretto numero di adesioni. I duri e puri della vicinanza all’attuale amministrazione Usa. O comunque quelli che più avrebbero avuto da perdere in caso di rifiuto. È il caso, ad esempio, del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Nonostante la presenza nel Board anche di paesi mediorientali che lo Stato Ebraico considera sponsor di Hamas, Netanyahu ha confermato la volontà del governo israeliano di aderire. Il motivo potrebbe risiedere nella volontà di avere voce in capitolo nei progetti riguardo alla Striscia di Gaza. Ed eventualmente farli naufragare, se invisi a Israele.

Turchia ed Emirati Arabi Uniti, proprio due dei paesi contro i quali Israele punta il dito, hanno aderito per non perdere l’occasione di ritagliarsi un ruolo di primo piano in un Medio Oriente di sempre più difficile lettura e lo stesso ragionamento vale per Arabia Saudita, Qatar e Giordania. Il presidente russo Vladimir Putin ha confermato la volontà di portare Mosca nel Board, un’occasione troppo ghiotta per il Cremlino per salire sul carro di un’iniziativa che rappresenta uno schiaffo all’ordine globale basato sul diritto internazionale.