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23 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 10:02
A Davos, alla resa dei conti nella famiglia europea, l’unica firma è stata quella del premier ungherese Orban. Il magiaro entrerà nel Board of Peace, l’organismo alternativo alle Nazioni Unite creato e promosso da Trump per la gestione di Gaza, giudicato incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite dal presidente del Consiglio europeo Costa. In Svizzera, insieme ad Orban, hanno aderito oltre 20 Paesi, ma non Londra, che si è fermata per l’invito esteso dal repubblicano anche al presidente Putin. Trump vuole l’omologo russo al tavolo della ricostruzione della Striscia – una proposta che è ora al vaglio del ministero degli Esteri della Federazione.
Ieri, mentre gli europei erano in Svizzera, Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, si trovava a Mosca, da Putin: “Siamo pronti a destinare un miliardo di dollari alla nuova struttura, soprattutto per sostenere il popolo palestinese” ha detto il leader del Cremlino, lasciando presagire che fondi russi potrebbero essere destinati alla ricostruzione della Striscia. La luce verde di Putin è arrivata poche ore prima del suo successivo incontro con l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, in procinto di volare dalla Svizzera verso la Federazione. Già a Davos gli statunitensi avevano detto che i colloqui di pace tra Russia e Ucraina si sono ormai “ridotti a un unico tema” – il nodo Donbas. E quella per il Board potrebbe essere letta come ennesima concessione russa: un passo di avvicinamento alle posizioni statunitensi, maturato in una logica di scambio strategico, funzionale a sbloccare la partita sul controllo del territorio conteso.













