«È una vergogna, per mio figlio che non c'è più, e per tutti gli altri ragazzi che stanno ancora combattendo in ospedale». Carla Scotto non alza la voce. Non ne ha bisogno, la forza delle sue parole si sente subito e arriva lontano. La notizia della scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale "Le Constellation" dove è morto suo figlio Riccardo Minghetti la notte di Capodanno, piomba - inattesa, ma non troppo - mentre lei e il marito Massimo sono a Berna. Un viaggio che li ha portati a incontrare il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin. Da lui avevano ascoltato parole di partecipazione, persino promesse di impegno. Poi, all'improvviso, la libertà sotto cauzione dell'uomo indagato per la strage di Capodanno a Crans-Montana. Duecentomila franchi e il ritorno a casa. Per loro un pugno allo stomaco: «Non riusciamo a crederci, sì, sembra tutto assurdo».
La rabbia è condivisa anche da altri genitori. Il romano Umberto Marcucci, padre di Manfredi, 16 anni, ricoverato al Niguarda di Milano insieme ad altri feriti, parla di sconcerto. «Sono passati dodici giorni e non c'è ancora un indagato nel Comune», dice. Per le famiglie, la sensazione è quella di un'indagine che procede senza afferrare fino in fondo le responsabilità, senza la tempestività necessaria per cristallizzare gli indizi e per impedire a chicchessia di eliminare le prove di eventuali reati.














