Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
24 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:09
“L’intervento di Alessandro Barbero sul referendum contiene informazioni fuorvianti e non supportate dai fatti“. Così il “fact-checking” del quotidiano online Open, firmato dal vicedirettore specializzato David Puente, ha condannato il video dello storico alla censura di Meta, che lo ha oscurato da alcune delle pagine che lo avevano rilanciato su Facebook (dove finora ha raccolto almeno un milione e mezzo di visualizzazioni e oltre ventimila condivisioni). L’endorsement di Barbero per il No alla riforma Nordio, infatti, è stato etichettato come contenuto “falso” in base alla verifica svolta dal quotidiano online, partner del colosso tech in un progetto contro le fake news. Analizzando nel merito le contestazioni di Open, però, si scopre che il professore – uno dei divulgatori di maggior successo in Italia – ha probabilmente studiato (e capito) l’oggetto del referendum molto meglio dei suoi “fact-checker”. Vediamo perché.
Le presunte “informazioni fuorvianti” sarebbero contenute nel passaggio in cui il professore parla del cuore della riforma: lo spacchettamento del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Il Csm è l’organo che si occupa al posto del governo di tutto quanto riguarda i magistrati come dipendenti pubblici: nomine, progressioni di carriera, trasferimenti, organizzazione degli uffici (tribunali, procure e corti), sanzioni disciplinari. Si tratta quindi di un’istituzione fondamentale per garantire l’indipendenza effettiva del potere giudiziario, rendendo le toghe immuni ai condizionamenti della politica.









