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23 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 21:37

Il caso del fact checking al video di Alessandro Barbero in cui il professore spiega i motivi del suo No e che ha generato il suo oscuramento sui social di Meta, ha riportato una luce un grosso paradosso: se Barbero viene sottoposto – discrezionalmente – ad analisi dei fatti perché il contenuto stava diventando troppo virale, condiviso da centinaia di migliaia di persone e pagine, lo stesso non può essere fatto per gli esponenti politici.

Secondo le regole di Meta sul fact checking, infatti, “i discorsi diretti dei personaggi politici” non sono idonei “all’analisi da parte dei partner di fact-checking indipendenti”. Meta sostiene che gli elettori debbano poter vedere direttamente cosa dicono i loro rappresentanti e valutarlo autonomamente, senza interventi editoriali dell’azienda.