Nell’ormai lontano 1982 lo storico Jacques Le Goff nella sua Intervista sulla storia edita da Laterza sosteneva che «la storia non potrà conservare una qualche funzione nella scienza se gli storici non sapranno mettersi al passo con i nuovi mezzi di comunicazione di massa». Ciò è avvenuto e avviene trasformando lo storico in divulgatore erudito e, da ultimo, in influencer (avviene anche il contrario: influencer che si credono storici, ma questo è un altro discorso). Se però lo storico di chiara fama comincia ad affezionarsi troppo al “racconto” apprezzato dal grande pubblico e sconfina nella politica il rischio è quello di confondere il mestiere con la propaganda.

Pensiamo a un Federico Chabod che nelle sue Lezioni di metodo storico disquisisce sulla natura delle fonti, sulla loro classificazione e sul dibattito storiografico a proposito delle tracce del passato. Siamo in una dimensione tutta accademica. Se invece ti metti a raccontare in tv l’erotismo nel Medioevo avrai sicuramente un’audience più vasta. E qui sorge spontanea la domanda: lo storico deve andare incontro ai gusti del pubblico o viceversa il pubblico deve subire il fascino di un’erudizione dispensata con un linguaggio piano e da tutti comprensibile? Lasciamo la risposta in sospeso per concentrarci sugli storici che prima diventano tuttologi e poi volentieri fanno prediche politiche. Prendiamo Alessandro Barbero e la sua ultima sparata e cioè il video in cui spiega perché voterà No al referendum sulla giustizia: lo storico rifila al suo pubblico la bufala dei magistrati che dovranno obbedire al potere esecutivo come nei regimi autoritari. Quanto andranno a controllare la veridicità dell’affermazione? Barbero cita il fatto che l’Alta Corte disciplinare prevede magistrati estratti a sorte e membri laici nominati dal governo. Falso: i giuristi non magistrati sono tre di nomina del presidente della Repubblica e tre estratti anch’essi a sorte da un elenco votato dal Parlamento. E anche sui due Csm Barbero ripete la stessa tiritera: i magistrati vengono estratti a sorte e i membri laici vengono scelti dalla politica. Falso: vengono anch’essi estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento in seduta comune.