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Ultimo aggiornamento: 16:12
Il Cinemino, cinema d’essai del centro di Milano, è stato sottoposto a sequestro preventivo. I motivi? Tessere vendute insieme ai biglietti, uscite di sicurezza del piano interrato “difficilmente fruibili“, assenza di “vie di fuga adeguate” e l’ipotesi di rischi “al verificarsi di qualsiasi tipologia di emergenza” qualora si rendesse obbligatorio il “rapido deflusso dei presenti”. Una mossa che – probabilmente – nasce anche da una sorta di “effetto Crans–Montana”, con controlli aumentati a dismisura dopo la strage di Capodanno in Svizzera. La visita è arrivata dopo una segnalazione privata su “presunte criticità in materia di sicurezza relative alla sala cinematografica”. Preoccupa, in particolare, “la presenza di un’unica scala di accesso al piano interrato, ritenuta non idonea quale via di esodo in caso di emergenza”.
Il 9 ottobre del 2024 fa la Polizia locale entrò per la prima volta nella sala di via Seneca, in zona Porta Romana, e lasciò alla titolare Paola Ruggeri una denuncia: “Apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo”, recitava il foglio. Più di 24 mesi dopo, il 13 gennaio, l’Unità centrale informativa è tornata per un controllo, notando come tutto fosse rimasto uguale. E così giovedì pomeriggio i vigili, insieme al comandante Gianluca Mirabilli, sono ritornati con il provvedimento di sequestro firmato dalla giudice per le indagini preliminari Giulia D’Antoni su richiesta del pm Mauro Clerici. La società ha commentato la scelta sospendendo la programmazione e affermando di star “cooperando per dimostrare la legittimità della sua condotta”. All’interno del locale è presente anche un bar, che rimarrà regolarmente aperto al pubblico.







