PADOVA - L’avere risarcito lo Stato versando 6.600 euro di danno erariale contestato dalla Corte dei Conti del Veneto, non lo ha salvato dal rinvio a giudizio. L’ex prefetto di Padova Francesco Messina, 64 anni di Catania, il prossimo 10 giugno dovrà comparire davanti ai giudici del Tribunale collegiale. Così ha deciso, ieri nel primo pomeriggio, il gup Laura Alcaro sposando in pieno la tesi accusatoria formulata dal pubblico ministero Benedetto Roberti.

Messina, al momento collocato in posizione di disponibilità dal Ministero dell’Interno, è imputato per i reati di peculato d’uso e arbitraria utilizzazione di prestazioni lavorative. L’ex prefetto, uscito dall’aula dedicata alle udienze preliminari, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Al suo posto ha parlato l’avvocato Alberto Berardi: «Prendo atto della decisione del giudice. Durante il contraddittorio dibattimentale davanti al collegio dimostreremo tutta la correttezza dell’operato del prefetto Messina».

L’indagine, condotta dagli uomini della Digos, è nata grazie a un esposto dell’attuale questore del capoluogo euganeo Marco Odorisio. In qualità anche di responsabile del parco macchine della Questura, ha dovuto segnalare alla Procura l’utilizzo improprio di un’Audi A3 Sedan in dotazione alla Prefettura. L’auto, come riportato dalle analisi effettuate dai meccanici della Questura, era stata utilizzata in almeno 40 occasioni fuori dai confini della provincia di Padova spalmate tra il luglio 2023 e il settembre 2024. In un secondo momento gli autisti della polizia, che a turno la guidavano, hanno confermato gli svariati spostamenti anche in altre regioni avvallando quanto già registrato dal dispositivo Telepass. Non solo, hanno dichiarato di essere stati chiamati in “servizio” dall’ex prefetto anche quando erano in ferie. Infine gli inquirenti, per chiudere il cerchio, hanno sentito anche l’allora segretaria del prefetto sfruttata pure lei, sempre secondo l’accusa, per ragioni non di servizio.