PADOVA - Prima dell’udienza preliminare della scorsa settimana, nel corso della quale si è difeso dall’accusa di peculato, l’ex prefetto Francesco Messina ha risarcito lo Stato dei 6.600 euro che – secondo la procura euganea – sarebbero il danno erariale causato dall’uso delle auto di servizio al di là delle occasioni istituzionali nelle quali è previsto. Il particolare del risarcimento è emerso nel corso dell’udienza e Messina, assistito dal suo legale, l’avvocato Alberto Berardi, ha spiegato come sia stata una scelta dettata dal suo alto senso delle istituzioni, per rimettere spontaneamente alla sua amministrazione al centesimo l’intero danno contestatogli dal pubblico ministero Benedetto Roberti. Un risarcimento che, ha precisato, non deve suonare come un’ammissione di responsabilità perché l’accusa di peculato, ha fatto sapere in aula, lui la respingerà fermamente nel corso dell’eventuale processo. L’udienza preliminare è stata poi rinviata al 14 novembre quando il giudice dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio inoltrata dalla procura padovana.
All’ex prefetto, trasferito al Viminale dopo il presunto scandalo e “collocato a disposizione con incarico in materia di prevenzione amministrativa antimafia a Roma”, si leggeva nella nota con cui, a settembre 2024, si comunicava il trasferimento di Messina a Roma, sono stati contestati 53 episodi nell’arco di tempo dal luglio 2023 al settembre 2024.






