Roma, 22 gen. (askanews) – Sull’antisemitismo il Pd non trova la sintesi, il testo ‘ufficiale’ presentato da Andrea Giorgis ai senatori in risposta a quello ‘sconfessato’ di Graziano Delrio non convince molti dei ‘riformisti’ cofirmatari del testo dell’ex ministro. Alla fine lo stesso Delrio non firma il testo Giorgis, insieme a Sandra Zampa, Simona Malpezzi, Walter Verini, e dell'”indipendente” Pier Ferdinando Casini, mentre dicono sì Antonio Nicita (che già a dicembre aveva ritirato la firma dal Delrio), Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, che però rivendica anche la firma sul testo Delrio.
Due, nel merito, i punti su cui ci si divide. Innanzitutto la definizione di antisemitismo: il Ddl Delrio usa quella dell’Ihra(International holocaust remembrance alliance), che secondo la maggioranza Pd – e anche secondo diversi intellettuali – rischierebbe di criminalizzare qualunque forma di dissenso verso Israele. Nel testo Giorgis si utilizza una formula ripresa dalla ‘Dichiarazione di Gerusalemme’, documento che recita: “Antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità e violenza contro gli Ebrei in quanto Ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.
Nel testo Giorgis, però, la frase viene riformulata ed estesa non solo agli atti contro gli ebrei ma resa valida per tutte le discriminazioni: “Sono considerati atti ed espressioni d’odio e di discriminazione gli atti e le espressioni di pregiudizio, ostilità o violenza contro le persone in quanto appartenenti a una determinata confessione religiosa, etnia, nazionalità o a un determinato popolo, nonché gli atti e le espressioni d’odio e di discriminazione fondati sull’attribuzione di caratteristiche riferite alla costruzione sociale, culturale e politica designata dal termine razza”.











