Icapolavori della letteratura non sono entità immobili e perfette, ma il risultato di un lungo processo creativo, fatto di stesure provvisorie e successive trasformazioni.

Ne ripercorre la genesi e l'evoluzione la mostra 'Come nascono i classici. Gli autografi della letteratura italiana' che Villa Farnesina, sede dell'Accademia dei Lincei, ospita dal 27 gennaio al 25 aprile. L'itinerario espositivo, frutto della collaborazione con importanti enti prestatori italiani e stranieri, riunisce testimonianze eccezionali: dal codice su cui Boccaccio copiò il suo Decameron ai fogli su cui Ariosto compose gli ultimi canti dell'Orlando furioso; dal quaderno su cui Leopardi lavorò alle Operette morali al taccuino da tasca su cui Montale annotò, con una biro, "Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale".

Degli scrittori del Novecento si può quasi sempre ricostruire in modo dettagliato la composizione di un'opera, ma a mano a mano che si risale indietro nel tempo il contatto con le fonti non solo si fa più ridotto, ma diventa più problematico. Cambiano le pratiche di scrittura e di lettura, è differente il rapporto con la lingua italiana e la letteratura. Le testimonianze riunite nelle sei sale del percorso raccontano anche come è cambiato il modo di fare letteratura nell'era digitale, quello in cui la scrittura di una semplice parola come di una grande opera poteva essere affidata solo a un supporto fisico, materiale, concreto.