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Un avvocato si accorge dei fogli nell'aula del Tribunale: "Era indicata la condanna"
Una sentenza "già scritta". Non per modo di dire, ma una condanna messa nero su bianco dai giudici a processo ancora in corso. Succede in un'aula di Tribunale a Milano, in un procedimento per violenza sessuale. Il caso è stato sollevato dai difensori dell'imputato, che hanno quindi fatto istanza di ricusazione del collegio.
Siamo nell'aula della Sesta sezione penale, ieri intorno alle 10.30. Poco prima dell'inizio dell'udienza lo scranno dei giudici è ancora vuoto e uno dei legali dell'uomo a processo si accorge che sul banco sono appoggiati alcuni fogli. "Una dozzina di pagine - riferisce l'avvocato Paolo Cassamagnaghi - appoggiate sul fascicolo processuale", nelle quali "c'era già scritta la sentenza di condanna, veniva dichiarata la penale responsabilità dell'imputato e si dava conto dell'attendibilità della persona offesa". L'avvocato, naturalmente, trasecola e dopo una breve e informale interlocuzione con i giudici della Sesta su quanto aveva visto, insieme alla collega della difesa, l'avvocato Roberta Ligotti, deposita un'istanza di ricusazione nei confronti dei tre magistrati. Era una "sentenza di condanna, già scritta, motivata - continua Cassamagnaghi -. Non era indicata soltanto la pena, era stato lasciato uno spazio vuoto". Nell'udienza di ieri doveva essere sentita una consulente tecnica della difesa proprio sull'attendibilità o meno della presunta vittima. Invece, dopo la scoperta, la difesa ha riferito di avere inoltrato alla Quinta sezione penale della corte d'Appello (competente per tali questioni) la richiesta di ricusazione. A quel punto i giudici hanno dichiarato di volersi astenere dal giudizio.






