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Sala lo spiega ieri mattina, a margine di un evento in cui tra l'altro propone di chiudere il carcere di San Vittore e di trasferirlo altrove
Finalmente una risposta chiara alla domanda che molti si fanno: come è possibile che nella ricca e ben sorvegliata Milano si muovano quasi indisturbati delinquenti di vario genere e spessore, spesso recidivi e impuniti? La risposta arriva dal sindaco Beppe Sala, ed è una risposta sorprendente: è la Procura della Repubblica a non mandare volentieri gli indagati in cella perché le carceri sono troppo piene. Sala lo spiega ieri mattina, a margine di un evento in cui tra l'altro propone di chiudere il carcere di San Vittore e di trasferirlo altrove, promettendo al suo posto non un grattacielo ma un nuovo parco: idea che gira da decenni, e San Vittore è sempre lì. Così a fare effetto è soprattutto l'intervento del primo cittadino quando rifila agli scrupoli della Procura la libera circolazione degli indagati: "Di fronte a un crimine identificato ci sono due possibilità: o si avviano programmi di servizi sociali o uno deve stare dentro. I pm a Milano raramente firmano perché uno stia dentro perché non c'è posto nelle carceri". Ovvietà? Mica tanto. Perché il cartello "sold out" a San Vittore non è stato ancora affisso. E comunque tra i motivi che consentono e impongono a un procuratore di chiedere l'arresto di un indagato - gli indizi, il pericolo di fuga, il rischio di altri reati - quello citato da Sala non c'è. Da nessuna parte, nel codice di procedura penale, è previsto il requisito di una sistemazione accogliente in prigione. Ebbe a dirlo Manlio Minale, coriaceo procuratore della Repubblica: "Non chiediamo troppe ordinanze di custodia in carcere, e non ne chiediamo troppo poche. Chiediamo quelle necessarie. Trovare posto in carcere non è compito nostro". Dall'epoca di Minale le leggi non sono cambiate. Quindi se davvero le cose stessero come dice Sala, i pm milanesi verrebbero meno ai loro doveri in nome di considerazioni estranee al loro compito.






