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Siamo davanti a una questione elementare di ordine, di gerarchia dei diritti e di buonsenso. Ventitré condanne definitive non sono un inciampo burocratico
Gentile Direttore Feltri,
non può che suscitare rabbia la decisione di un giudice di non rimpatriare l'immigrato algerino che è stato condannato ben 23 volte, anche per reati particolarmente violenti contro le donne. Il motivo addotto stavolta è chiaramente pretestuoso: bisogna tutelare il diritto di questo criminale di incontrare i parenti. E i nostri di diritti chi li tutela più? Non pensa che forse siamo diventati troppo garantisti?






