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La nostra Costituzione stabilisce che la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato

La decisione del carcere torinese di attrezzare una «stanza dell'affettività» mi pare assurda e mi permetto di criticarla. Prima di tutto bisognerebbe avere il coraggio di chiamarla col suo nome «stanza del sesso», dato che sarebbe destinata a rapporti non certo platonici. Inoltre è assurdo definire i rapporti sessuali dei carcerati un «diritto costituzionale», come sostenuto dalla garante dei detenuti del Piemonte; è vero che la Corte costituzionale ha aperto la strada a questa novità, ma non sta certo scritto nella Costituzione che chi commette un reato possa tranquillamente beneficiare di «affetti»...

Sarebbe poi utile sapere se, oltre alle mogli o i mariti, si apriranno le porte della stanza anche a professioniste disposte a soddisfare le necessità biologiche dei detenuti.