PORDENONE - Il Friuli Venezia Giulia ha di nuovo le Province elettive. Nella nuova vita si chiameranno “enti di area vasta”, ma la sostanza non cambia: cancellate dallo Statuto speciale della Regione nel 2016 per volere dell’allora governo regionale di centrosinistra guidato da Debora Serracchiani, tornano ora per volere del governo regionale di centrodestra guidato da Massimiliano Fedriga, che sin dal suo primo insediamento, nel 2018, disse di volerle ripristinare. È stato un percorso lungo, suggellato dal voto del Senato di ieri, che ha concluso l’iter della doppia lettura cui è stata sottoposta la legge di rango costituzionale che ha nuovamente modificato lo Statuto di autonomia, reinserendo le Province come istituto elettivo. Da qui si attiverà un percorso regionale normativo, scandito in più tappe, che condurrà al 1° gennaio 2027 con l’attivazione vera e propria degli enti intermedi.
Nella fase iniziale saranno guidati da un commissario che avrà il compito di portarli alle elezioni nella primavera del prossimo anno. Le Province si confermano quattro – Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste – e avranno lo stesso territorio, con i confini, cioè, antecedenti alla soppressione. Quanto alle competenze, vi sarà un processo graduale di trasferimenti di quelle che erano state assorbite dalla Regione e di quelle che in questi ultimi anni svolgono i quattro Edr, gli Enti di decentramento amministrativo, voluti dalla Giunta Fedriga nella fase di transizione tra la soppressione delle Uti – le Unioni territoriali intercomunali che il centrosinistra aveva istituito in luogo delle Province – e il ritorno dell’ente amministrativo di area vasta. Tra queste, viabilità provinciale, edilizia scolastica e competenze minori che attraversano tutti i settori.







