Farebbe meglio a nascondere i suoi progetti, Emmanuel Macron, invece di celare lo sguardo. E gli converrebbe anche non azzardarsi a citare il suo “occhio di tigre” per giustificare quel versamento di sangue nell’umor vitreo, perché assomiglia molto più a Totò nei panni dello iettatore che a Rocky Balboa. Altro che «un segno di determinazione», come ha provato a suggerire. Sono i suoi piani fallimentari a dimostrarlo. Afferma che «non è il tempo per un nuovo imperialismo o colonialismo» salvo poi mettersi alla corte del Dragone, invocando «più investimenti cinesi in Europa». Promette «grandi cose sull’Iran», ma è proprio a Parigi che è stata allevata la rivoluzione islamica di Ruhollah Khomeini, dandogli rifugio per anni. Vuol difendere i confini della Groenlandia, senza riuscire nemmeno a fermare l’invasione dei musulmani che stanno islamizzandogli la Francia.
Piuttosto, quel look aggressivo, occhiali a specchio e piglio da bulletto della banlieue, proietta un’immagine del presidente francese che, all’élite mondiale riunita a Davos, risulta un po’ sgradevole. Il galateo richiederebbe un confronto aperto con l’uditorio, perché possa sincerarsi delle buone intenzioni dell’oratore. Peccato che le lenti rimbalzino. Invece di far riflettere chi lo ascolta, ne riflettono tutte le perplessità. E suscitano l’ironia del web, dove ormai spopolano i meme che riguardano. A parole, l’inquilino dell’Eliseo sembra debba spaccare il mondo. Come Tartarino di Tarascona, l’eroe provenzale che poi non riesce a far seguire i fatti. Emmanuel stava tentando di organizzare un G7 nella capitale francese, domani subito dopo l’evento di Davos, invitando la Danimarca e, a margine, la Siria e la Russia per parlare di Ucraina e scenari artici. Iniziativa subito respinta dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e, soprattutto, dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Così, vista la scarsa partecipazione, dal Cremlino hanno perfino smentito di essere mai stati contattati, benché l’entourage del presidente francese avesse confermato l’offerta di ospitare il vertice e di invitare funzionari di Mosca. Dmitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin, sembra cadere dalle nuvole quando gli riferiscono il contenuto del messaggio, pubblicato sul social network trumpiano Truth, che rivelava la proposta di un appuntamento. Uno sgarbo diplomatico da parte della Casa Bianca, perché si trattava di conversazioni private da non diffondere. Ma è anche la prova lampante del prestigio internazionale di cui non gode il capo dello Stato francese.











