"E'fantastico essere qui, in un tempo di pace, stabilità e prevedibilità".
E' l'incipit al vetriolo con cui Emmanuel Macron si prende il palcoscenico di Davos, fra battute rivolte a Donald Trump, l'esortazione all'Europa a reagire alle intimidazioni dei dazi e delle annessioni territoriali, ma anche la voglia di prendersi un po' la scena nell'inevitabile, ennesimo negoziato col tycoon.
Lo si vede la sera, quando Macron - con gli stessi occhiali da sole 'aviator' per un problema all'occhio destro con cui aveva pronunciato il suo 'special address' pomeridiano al Forum economico mondiale - compare al tradizionale gala col violoncellista Yo Yo-Ma che saluta il Forum 2026 intitolato 'Uno spirito di dialogo'. Ce ne vorrà parecchio di dialogo, Macron lo sa bene ed ecco che si è trattenuto a Davos. Sta per arrivare Donald Trump con il quale punta a un incontro fra tre crisi esplosive: Danimarca, Ucraina e Gaza.
Macron a Davos: 'Andiamo verso un mondo senza regole'
L'ultimo motivo di frizione è il Comitato per la pacificazione a Gaza, che Trump ha convocato per giovedì mattina alle 10,30 ma da cui Macron si è sfilato, facendo arrabbiare il tycoon, visti nomi imbarazzanti come quello di Putin e Lukashenko. Puntuale la vendetta di Trump, che pubblica un messaggino privato conciliante di Macron e annuncia dazi al 200% contro vino e champagne francesi. E così Macron si leva i guanti nel suo discorso a Davos: altro che pace e stabilità, "ci sono oltre sessanta guerre, un record anche se mi dicono che diverse sono state risolte", è la stoccata al Trump delle "otto guerre" cessate sotto la sua presidenza. Un discorso accolto a tratti da risate per le battute ma anche da qualche sguardo guardingo e piuttosto freddo (la delegazione americana ha numeri da record quest'anno).











