Quando Don Moffat alla fine di dicembre è entrato nell’Arena Santa Giulia, tutti sono rimasti con il fiato sospeso. L’Ice Master più famoso nel mondo, lo sportivo canadese oggi sessantottenne che ha imparato a pattinare prima di saper camminare, da decenni controlla la stesura millimetrica degli strati di ghiaccio degli stadi. Riconosciuto tra le massime autorità in questo campo è toccato a lui rassicurare le stelle dell’hockey mondiale che, sì, l’arena di Milano sarà pronta per le gare e che “è tutto ok”. Sì, perché i lavori a Milano vanno avanti con i ritmi talmente al cardiopalma che nei mesi scorsi, la NHL (National Hockey League), la massima serie nordamericana dell’hockey tramite il vicecommissario Bill Daly, ha fatto sapere che né Stati Uniti né Canada avrebbero partecipato ai Giochi se il ghiaccio fosse stato di bassa qualità, oppure, visti i ritardi, non collaudato perfettamente. A rassicurarli ci ha pensato appunto mister Moffat. Un momento simbolico, perché da quel momento l’Arena di Santa Giulia ha smesso di essere un cantiere e agli occhi del mondo ha iniziato ad essere il Santa Giulia Ice Hockey sede dei Giochi olimpici Milano-Cortina 2026 da 11.600 posti. La sera si sono accese le luci bianche, rosse e verdi che la fanno sembrare un’astronave sbarcata sulla tangenziale Est. Ma davvero è tutto pronto per i Giochi Olimpici che inizieranno il 6 febbraio? Le immagini che rimbalzano da una parte all’altra dell’oceano raccontano un’altra storia. Almeno in parte.
“Olimpiadi Milano-Cortina 2026, dall’Arena al Villaggio uno spreco di suolo e di soldi”
Nell’impianto di Santa Giulia gli operai lavorano giorno e notte. Polemiche con le stelle dell’hockey per misure e collaudo, ma l’Ice Master Moffat li ha rassi…







