VENEZIA - Alla procura era stata contestata la credibilità del primo accusatore, Claudio Vanin, e allora i pubblici ministeri hanno disposto nuovi accertamenti. Attività suppletive, per dirla con il termine tecnico - che sta anche a rimarcare come, essendo il procedimento ancora in fase di indagini preliminari, sia possibile aggiungere nuovo materiale ai faldoni già strapieni. E infatti venerdì, quando tutti saranno di nuovo convocati nell’aula bunker di Mestre, ci sarà parecchio di cui discutere: l’appuntamento doveva vedere l’accoglimento o meno delle costituzioni delle parti civili, con tutta probabilità invece si concentrerà sulle più recenti produzioni dei pm Federica Baccaglini e Roberto Terzo, che tornano ancora sulla vendita di palazzo Poerio Papadopoli e sulla cacciata di Vanin, tagliato fuori dall’affare nonostante fosse stato lui a mettere avanti i primi due milioni di euro per le varie progettazioni.
L’inchiesta Palude è partita proprio dalla cessione dello stabile, già sede della polizia locale, al magnate di Singapore Chiat Kwong Ching, un’operazione che secondo la tesi dell’accusa era stata conclusa sotto costo e allo scopo di favorire un affare più grosso, quello per l’acquisto dell’area - fortemente inquinata - dei Pili, alle soglie della laguna. La vicenda ha travolto l’allora assessore comunale Renato Boraso (a cui è stata contestata una cascata di episodi corruttivi) ma anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e i suoi più stretti collaboratori, Morris Ceron e Derek Donadini, oltre che il mandatario di Ching in Italia, Luis Lotti. E sono proprio loro tre i protagonisti delle nuove carte, assieme a Vanin.








