VENEZIA - Sia il Comune di Venezia che la Città Metropolitana saranno parte civile nel processo frutto dell'inchiesta Palude che vede imputato, tra gli altri, il sindaco Luigi Brugnaro. La costituzione dei due enti è stata ammessa oggi (23 gennaio) dal giudice per le udienze preliminari Andrea Innocenti, che durante l'udienza in corso nell'aula bunker di Mestre ha respinto l'opposizione presentata da alcune difese.

Sono state ammesse anche la holding dei trasporti veneziana Avm/Actv e l'associazione Libera. Esclusa invece Cgil Venezia perché, ha osservato il giudice nella sua ordinanza, «al cospetto di condotte che si collocano su un piano differente dell'azione prioritaria del sindacato, non può oggettivamente sostenersi che la Cgil di Venezia risulti danneggiata dai reati per cui si procede». Brugnaro, difeso dal legale Alessandro Rampinelli, non è presente in aula per l'udienza preliminare. Dopo i patteggiamenti, gli imputati sono oggi 27.

L’inchiesta Palude è partita dalla cessione di palazzo Poerio Papadopoli, già sede della polizia locale, al magnate di Singapore Chiat Kwong Ching, un’operazione che secondo la tesi dell’accusa era stata conclusa sotto costo e allo scopo di favorire un affare più grosso, quello per l’acquisto dell’area - fortemente inquinata - dei Pili, alle soglie della laguna. La vicenda ha travolto l’allora assessore comunale Renato Boraso (a cui è stata contestata una cascata di episodi corruttivi) ma anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e i suoi più stretti collaboratori, Morris Ceron e Derek Donadini, oltre che il mandatario di Ching in Italia, Luis Lotti.