VENEZIA - Il sindaco Luigi Brugnaro ha ribadito ieri il proprio convincimento, anticipato da fonti a lui vicine al Gazzettino di domenica. Ma la Procura generale di Venezia ha ribaltato quella prospettazione, attribuendo esclusivamente alla Procura della Repubblica la genesi dell'inchiesta sui falsi e sui finanziamenti illeciti per la campagna elettorale contestati al primo cittadino e agli altri tre indagati.

«Invero, l'origine della notizia di reato si legge nel comunicato stampa è consistita nello sviluppo ex lege 231/2017 di una segnalazione di operazione sospetta pervenuta alla Guardia di Finanza di Venezia dal Nucleo di Polizia Valutaria di Roma in merito alle associazioni "Venezia 20-25" e "Un'Impresa comune". La Sos era stata raccolta dalla Banca d'Italia nel febbraio del 2021 e trasmessa alla Polizia Valutaria nel marzo del 2021». Il testo inviato agli organi di informazione ha specificato nome e cognome del cittadino «che si presentò spontaneamente il 7 giugno 2021, consegnando documentazione fiscale di interesse investigativo che collimava con i primi sviluppi della segnalazione di operazioni sospette giunta nei mesi precedenti».

Dunque la Procura generale ha escluso nessi, così come invece dedotto da Brugnaro, con gli approfondimenti pubblicati da Domani il 25 e 26 settembre 2021 (che per i pm di Roma sarebbero stati scritti sulla base degli accessi abusivi contestati al finanziere Pasquale Striano nell'inchiesta sul dossieraggio). La nota ha sottolineato che il contenuto degli articoli «è stato comunicato dalla Guardia di Finanza alla Procura della Repubblica di Venezia con annotazione dell'11.10.2021, successiva quindi all'inizio delle indagini sulla citata Sos».