VENEZIA - Appuntamento in aula il 2 aprile, quando il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, dovrà rispondere dell’accusa di finanziamento illecito e falso. Si tratta di un’inchiesta parallela a quella denominata “Palude”, costata il carcere all’assessore comunale Renato Boraso. In questo caso tutto è avanzato anche grazie a una segnalazione alla Guardia di finanza da parte del collaboratore scolastico Franco Tandin, che il 7 giugno 2021 ha consegnato documentazione fiscale che confermava i primi sviluppi delle indagini avviate con gli alert del sistema bancario riguardo le spese per la rielezione del primo cittadino in carica. A fine novembre la notifica di deposito degli atti giudiziari, arrivata all’avvocatura civica di Venezia - il Comune è indicato come parte lesa - e ai cinque indagati, Brugnaro e altri quattro. Ora è stato definito anche il primo appuntamento davanti al giudice.
Sotto accusa 513 mila euro di contributi in eccesso per sostenere la campagna elettorale organizzata in vista delle elezioni del 2020, quando il tetto massimo di spesa si sarebbe dovuto fermare poco oltre i 300 mila euro.
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