La morte di Federica Torzullo avviene in circostanze spaventose. Spaventose perché normalissime, se qualcosa questa parola significa. Diciamo meglio: normali nel senso di non rilevanti come eccezioni alla maggioranza statistica. Nessun degrado economico, nessun degrado culturale, nessuna situazione di marginalità sociale. Normali come direbbe Matteo Salvini: una famiglia italiana, padre, madre, figlio di dieci anni, istruiti, lei laureata in ingegneria, occupati, relativamente benestanti.
Lui, l’assassino, Claudio Carlomagno, 41, titolare di una ditta, aveva quel giorno congedato la domestica. Avevano una domestica, genitori ancora giovani, la madre di lui, ex agente di polizia e assessora alla sicurezza del Comune, si è dimessa dopo il fermo del figlio. Una famiglia di una certa reputazione, ad Anguillara.
Ventitré coltellate, alcune al volto e alle mani mentre lei tentava di difendersi, una buca di due metri fatta con la scavatrice della ditta per seppellircela dentro. Altri dettagli terrificanti. Si erano separati da tempo, lei aveva un’altra relazione, lui non l’accettava. Dunque, al solito: lui non riusciva a contemplare la possibilità che la ex moglie stesse con un altro uomo e l’ha ammazzata. Il senso del possesso, sei mia non sarai di nessun altro.












