Il grave incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Adamuz, in Andalusia, ripropone con forza il tema della sicurezza ferroviaria non solo in Spagna, ma in tutta Europa.

Il treno ad alta velocità Frecciarossa 1000, gestito dalla società ferroviaria Iryo, controllata da Fs International che fa parte del Gruppo Ferrovie dello Stato, era partito da Malaga ed era diretto a Madrid. Sono deragliati gli ultimi tre vagoni del convoglio, che hanno invaso la linea adiacente sulla quale stava transitando un treno delle ferrovie spagnole (Renfe) diretto a Huelva. Secondo l’ipotesi più probabile, l’incidente è dovuto a un danno dell’infrastruttura, non a responsabilità della compagnia italiana, in particolare una saldatura saltata tra due pezzi di rotaia. L’impatto tra i due convogli ha fatto precipitare alcune carrozze sotto un terrapieno a circa quattro metri di profondità. Lo scontro ha causato, a tutt’oggi, 41 morti e 150 feriti.

In attesa di un approfondimento delle indagini, questo incidente riporta alla mente un’altra sciagura avvenuta in Grecia, a Tempe, in Tessaglia, dove un treno Intercity, gestito da una società (TrainOSE, oggi Hellenic Train) controllata al 100% dal gruppo FS, provocò 57 vittime e oltre 85 feriti nello scontro con un treno merci. È purtroppo così che l’opinione pubblica nazionale è venuta a conoscenza dell’internazionalizzazione delle attività del gruppo ferroviario italiano, solo in occasione di questi gravi incidenti, anche se molto diversi nella dinamica. È da qui che oggi si può prendere spunto per chiedersi se tali “operazioni imprenditoriali” siano realmente profittevoli — economicamente, tecnologicamente e strategicamente — per il nostro Paese.