"Io sono ministro dell'ordine di Malta e mi sono ripromesso che se mai fossi uscito da quell'inferno avrei aiutato quei ragazzi e ora questa è la mia ragione di vita.

Non posso accettare che quei ragazzi siano lì torturati".

Quello a Caracas "Non è un carcere ma un campo di concentramento". Lo ha detto Mario Burlò, in audizione nella commissione Esteri del Senato, imprenditore torinese recentemente liberato dopo una lunga detenzione in Venezuela.

"Sono qui a raccontare 14 mesi, non di ingiusta detenzione ma di ingiusto sequestro di persona. Non conoscevo nemmeno lo spagnolo - raccontato - l'ho imparato ahimè a mie spese".